E’ risaputo che una dieta sana e ricca di frutta e verdura aiuta a mantenersi sani e in forma. Tuttavia una nuova ricerca norvegese ha messo in luce che le sane abitudini alimentari nelle donne in gravidanza riducono sensibilmente il rischio di parto prematuro.


Come si è svolta questa ricerca?

La ricerca, condotta dall’equipe della dottoressa Linda Englund-Ögge dell’università di Gothenburg (Norvegia) e pubblicata nel 2014 sulla prestigiosa rivista British Medical Journal, ha analizzato le abitudini alimentari di ben 66.000 donne in gravidanza nel periodo tra il 2002 e il 2008.

Lo studio ha verificato che il gruppo di donne con le abitudini alimentari più “salutari” hanno avuto un’incidenza di nascita prematura inferiore di circa il 15% rispetto a quelle che seguivano un’alimentazione meno sana. Dice la dottoressa Englund-Ögge:

“Le donne in gravidanza hanno molti validi motivi per scegliere una dieta varia e salutare, ma questa è la prima volta che si riesce a legare statisticamente le buone abitudini alimentari con una diminuzione del rischio di parto prematuro”. 

Cos’è il parto prematuro e come si può prevenire?

dieta-parto-prematuroIl parto prematuro, definito come un parto spontaneo o indotto prima del termine delle 37 settimane gestazionali, può essere associato a complicanze nel lungo periodo per il nascituro ed è uno dei maggiori problemi affrontati dall’ostetricia moderna. Le misure per prevenire il parto prematuro sono quindi di primaria importanza. Aggiunge ancora la ricercatrice:

“Non è pericoloso mangiare occasionalmente qualcosa di meno sano, ma il nostro studio dimostra l’importanza delle raccomandazioni alimentari date alle donne in gravidanza”.

Nell’articolo della Englund-Ögge si sottolinea che non è possibile parlare di specifici alimenti perché gli studi dietologici sono in genere molto complessi. Ogni cibo contiene un’ampia gamma di molecole e sostanze nutritive ed è di solito consumato insieme ad altri cibi, perciò è sempre difficile determinare gli effetti di un singolo alimento. Tuttavia lo studio ha riscontrato i maggiori benefici per le donne che consumavano maggiori quantità di frutta e verdura, cereali integrali e pesce.

Ricette per la gravidanza

Spesso le neo-mamme si preoccupano, a volte in modo addirittura eccessivo, di cosa far mangiare al proprio bimbo durante lo svezzamento. Si pensa a bilanciare la dieta per far assorbire al neonato tutte le sostanze di cui ha bisogno, di utilizzare prodotti biologici, di non eccedere con grassi, sale e zuccheri.

Troppe volte però le mamme non pensano abbastanza al fatto che per nove mesi il loro bimbo ha già mangiato tutto ciò che la mamma gli ha dato attraverso la propria dieta. E’ noto infatti che il feto assorbe le sostanze nutritive direttamente dal sangue della mamma. La dieta della mamma durante la gravidanza diventa quindi fondamentale per garantire al nascituro uno sviluppo adeguato e un futuro sano e felice.

ricette-gravidanzaPer aiutare le future mamme in questo importante compito ci sono diverse guide, ve ne segnalo una già molto apprezzata tra le donne italiane. Si tratta del libro “9 mesi di ricette. Per una gravidanza sana e gustosa“, un manuale scritto da tre donne che sono tre vere luminari del settore. Una professoressa di ostetricia e ginecologia, una dirigente di clinica e una famosa nutrizionista ci raccontano cosa succede durante la gestazione, come cambia il corpo delle donne durante la gravidanza e dunque le loro esigenze alimentari, da soddisfare con ricette sane ma anche buone.

Conclusioni

Questa ricerca ha dimostrato per la prima volta l’incidenza della dieta durante la gravidanza sul rischio di parto prematuro. In particolare lo studio ha evidenziato una diminuzione del rischio di circa il 15% per le donne con le abitudini alimentari più sane. Quindi se state per avere un bambino o se ci state pensando correte al supermercato a fare scorta di frutta, verdura e cereali integraliLO DICE LA SCIENZA!


Fonte:

Englund-Ögge L. et al., Maternal dietary patterns and preterm delivery: results from large prospective cohort study, BMJ 2014;348:g1446.